La diagnostica delle vertigini: nuove tecniche

12 Lug 2018

La diagnostica delle vertigini è sempre stato un punto nero nella specializzazione dell’otorinolaringoiatria. Negli ultimi anni si sono sviluppate nuove tecniche di indagine e ha avuto sempre più larga diffusione una tecnica chiamata vHIT per motivi semplici: innanzitutto l’efficacia nella dimostrazione se la vertigine è di tipo centrale o periferica, fra l’altro con un risultato in pochi minuti e poi perché è ripetibile facilmente. Quindi questa indagine può essere ripetuta spesso nel tempo, aiutando la valutazione in malattie croniche o per chi fa terapie del riequilibrio.

Come funziona l’esame vHIT

Chiaramente la metodica ha i suoi limiti, il primo è che se il paziente ha problemi alla cervicale o di stagmo non può essere effettuata. Una telecamere fissa sull’occhio verifica se compaiono dei movimenti di ritorno delle saccadi patologiche. Se l’esame ci evidenza una patologia, significa che la persona è affetta da vertigini di tipo periferico. D’altro canto invece se è negativo si tratta di vertigini centrali centrale. Ci sono dei falsi negativi (circa il 18%) ma in quel caso è molto utile valutare la sintomatologia.

Una dimostrazione pratica del vHIT

Lo specialista di prodotto Gabriele Cocca dà info specifiche sull’apparecchiatura. Lo strumento consta in una maschera con telecamera ad alta frequenza posta sulla pupilla del paziente, questo rende l’operazione molto precisa. La cosa importante è che la maschera sia ben stretta sulla testa per evitare che ci possano essere artefatti nel grafico d’esame. Altra cosa importante è che è necessaria la collaborazione del paziente per una riuscita ottima di questo esame non invasivo, che deve rimanere rilassato e tenere l’occhio aperto. Nella sua totalità l’esame può durare 5-6 minuti.

Nel video a partire dal minuto 6.07 si può vedere una dimostrazione pratica di come funziona l’apparecchiatura.

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